Prevenire l’insorgere dell’insufficienza venosa, una patologia che riguarda circa un italiano su tre, è fondamentale per il benessere del proprio corpo. E se è vero che questa patologia interessa maggiormente le persone sopra i 50 anni, tuttavia bisogna sapere che esistono esami specifici e percorsi terapeutici che possono contrastarne lo sviluppo fin dall’età giovane.

“Una circolazione venosa efficiente è uno dei pilastri del benessere, perché nelle vene scorre il sangue refluo che deve essere ripulito dalle tossine prima di tornare al cuore – spiega il dottor Paolo Casoni, chirurgo vascolare, generale e oncologo e direttore del Centro Medico Ippocrate – per questo è importante prendersene cura fin da giovani, studiando terapie ad hoc per ogni individuo sulla base di esami preliminari che ne rivelano tendenze e potenziali futuri sviluppi della malattia”. Grazie a questi esami, che sono alla base del percorso flebologico messo a punto dal dottor Casoni, si possono elaborare strategie terapeutiche che possono frenare l’evoluzione della patologia nei soggetti a rischio.

L’insufficienza venosa cronica riguarda soprattutto le donne ma nemmeno gli uomini ne sono immuni e i fattori che ne aumentano il rischio sono uno stile di vita poco sano, l’eccesso di peso, l’ereditarietà ma anche problemi ormonali. “Uno degli esami preliminari che consiglio, ad esempio, è quello alla tiroide, con ecografia ed analisi del sangue perché l’ormone TSH sopra i limiti è un nuovo indice di danno vascolare - evidenzia il dottor Casoni - Abbiamo notato infatti che l’88% delle persone con problematiche alle varici presenta anche noduli tiroidei asintomatici”.

Nei casi in cui si renda necessario ricorrere all’operazione, oggi si deve prediligere una chirurgia conservativa del sistema venoso e, soprattutto, della vena safena, un vaso sanguigno importantissimo, perché, spiega il dottor Casoni, può esser usato come via di compenso in caso di ostruzione di vene profonde o per sostituire segmenti di arterie ostruite, ma anche in caso di recidive. “La medicina si è evoluta e le nuove metodologie sono moderne come ‘materiali’ ma non come concetto anatomico ed emodinamico, perchè nulla apportano alla salvaguardia del sistema venoso – spiega il dottor Casoni – Al Centro Medico Ippocrate, invece, prediligiamo metodiche conservtive che hanno come core la salvaguardia del patrimonio venoso e non la cieca distruzione, ad integrazione delle metodiche Chiva e Asval, chirurgie mini invasive finalizzate alla salvaguardia del patrimonio venoso”.
Sia con la futuristica metodica “Sono Vein” o Echotherapy, ad ultrasuoni che permette di intervenire senza bisturi nelle vene malate.

(da ANSA e Corriere Economia)