Con oltre 2 milioni di persone con più di 85 anni l’Italia insieme alla Francia, detiene il record del numero di ultracentenari; sono i Paesi più longevi in Europa. L’Italia detiene anche il record del numero di ultracentenari:  al 1° gennaio 2019 i centenari residenti in Italia sono 14.456, l’84% dei quali sono donne. È quanto emerge dal rapporto “Cent’anni e non sentirli” pubblicato dall’Istat. 

In dieci anni, tra il 2009 e il 2019, i centenari sono passati da 11mila a oltre 14mila, quelli di 105 anni e oltre sono più che raddoppiati, da 472 a 1.112, con un incremento del 136%. I supercentenari vivi al 1° gennaio 2019 sono 21, raddoppiati rispetto al 2009 quando se ne contavano 10. Dal codice genetico dei centenari italiani è emersa una nuova possibile terapia contro le malattie cardiovascolari. Il cosiddetto 'gene della longevità', molto frequente in persone che superano i 100 anni di vita, è stato infatti inserito in modelli animali, bloccandone l'aterosclerosi. Lo studio, condotto dall'Irccs Neuromed di Pozzilli (Isernia), dall'Irccs MultiMedica di Sesto San Giovanni (Milano) e dal Dipartimento di Medicina, Chirurgia e Odontoiatria dell'Università degli Studi di Salerno, con il sostengo di Fondazione Cariplo e Ministero della Salute, è stato pubblicato sull''European Heart Journal' ed è incentrato sul gene che codifica la proteina Bpifb4.

Lasciando per un momento da parte le promettenti ma sofisticate terapie geniche, cercando una risposta più facile ed aperta a tutti, è stato dimostrato che intervenendo sulle epigenetica, ovvero con il comportamento, si possono ottenere effetti protettivi simili a quelli che una genetica favorevole oppure indotta da futuri possibili trattamenti, ci può offrire. La dieta mediterranea, sostiene Coldiretti, è senz'altro una ricetta vincente che potrebbe aver contribuito al record tutto italiano degli ultracentenari. A pane, pasta, frutta, verdura, carne, extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola in pasti regolari, ricorda l'associazione degli agricoltori italiani, dobbiamo in gran parte l'elisir di lunga vita che ci aiuta ad allungare le nostre aspettative di sopravvivenza.

La pandemia di Covid19 ha duramente colpito le fasce di popolazione più vulnerabili da un punto di vista della salute. Fra le considerazioni che questo quadro porta a fare un'analisi sulla importanza di quanto l'invecchiamento cellulare e il declino del sistema immunitario giochino un ruolo fondamentale nella maggior sensibilità agli attacchi di agenti esterni patogeni delle persone anziane. "Garantire la salute delle persone deve significare, oggi più che mai, non tanto curare le malattie, ma contrastarle ed evitarle nel corso della vita" secondo Antonluca Matarazzo, direttore generale della Fondazione Valter Longo Onlus, che si sta impegnando per veicolare l'importanza del sano invecchiamento attraverso programmi di educazione scolastica e il sostegno alle persone fragili e in difficoltà.
 Perdere peso (nel corpo e nella mente) ma anche aiutare l'organismo a vivere più a lungo. L'impresa è sicuramente ambiziosa ma non impossibile se ci si affida ai suggerimenti dei due guru indiscussi in fatto di alimentazione e corretto stile di vita: Valter Longo, professore di Biogerontologia all’University of Southern California e direttore del programma di Oncologia e longevità dell’Ifom (l’Istituto di oncologia molecolare di Milano), e Franco Berrino, direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano. Entrambi sono convinti che la cura di sé debba necessariamente partire dalla tavola e allora ecco quali sono le loro linee guida per purificare il corpo e vivere più a lungo. 

Una sola porzione di frutta al giorno per non immagazzinare troppi zuccheri. Non più di 300 minuti di esercizio fisico intenso alla settimana e una mezz’ora di camminata tutti i giorni. Pesce, tanta verdura, tanti legumi, tanto olio extra vergine d’oliva. Insomma, una dieta mediterranea alleggerita di pane e pasta e spostata verso le verdure e il pesce. Ecco la ricetta per campare fino a 110 anni secondo Valter Longo.
E poi c’è il capitolo del digiuno, fondamentale per questo approccio. La dieta della longevità, infatti, si abbina a un particolare approccio al digiuno. Non perché si debba mangiare poco — anzi, i cibi che Longo consiglia vanno consumati senza eccessivi problemi di quantità — ma perché per 5 giorni di fila, una volta ogni uno/sei mesi (in base ai consigli del proprio nutrizionista), si deve seguire una restrizione calorica particolare, la Dmd (dieta mima-digiuno, appunto)
Per il consumo del pesce cercare di fare attenzione a quello ad alto contenuto di metalli pesanti (salmone, tonno, grossi pesci azzurri). Meglio scegliere crostacei e molluschi con alto contenuto di omega-3/6 e/o vitamina B12 (acciughe, sardine, merluzzo, orate, trota, vongole, gamberi). È consigliato poi consumare fagioli, ceci, piselli e altri legumi come principale fonte di proteine.

Trovate un’attività sportiva che riuscite a praticare con continuità. L’ideale sarebbe una mezz’ora almeno di camminata al giorno, oppure bici, corsa, nuoto per 30-40 minuti ogni due giorni e per 2 ore nel weekend.

Anche secondo il medico Franco Berrino nel suo ultimo libro La via della leggerezza scritto insieme allo scrittore Daniel Lumera, riferimento internazionale della meditazione, il modo migliore per liberare energia vitale e raggiungere una condizione esistenziale di leggerezza passa necessariamente attraverso l'alimentazione.

«La leggerezza non è solo questione di peso corporeo e di massa grassa, si tratta piuttosto di una condizione esistenziale che coinvolge mente, cuore e spirito. Lasciare spazio all’entusiasmo, alla passione, alla gioia e all’amore di manifestarsi liberamente». Nel volume viene spiegato come ridare energia al corpo, abbandonando abitudini scorrette ed incontrandone di nuove, prime fra tutte quelle che coinvolgono il rapporto con il cibo. Educazione alimentare e della mente, attività fisica ma non eccessiva. Tutto ma non solo. Ad esempio pare che lo zenzero agisca sul sistema metabolico aiutando l’organismo a tenersi in forma. «Più studi suggeriscono che lo zenzero riduca l’assorbimento dei grassi nell’intestino e che inibisca sia la lipogenesi (la sintesi dei grassi) che la deposizione dei grassi nel tessuto adiposo. Ridurrebbe anche la digestione dei carboidrati, quindi il loro impatto glicemico», scrive Berrino. E non dimentichiamo l’importanza delle fibre, «Rispetto a chi consuma solo 15 g di fibre al giorno, una quantità tipica del mondo occidentale, chi ne assume il doppio (cioè chi mangia integrale) ha una mortalità del 20 per cento inferiore» afferma Longo. Il loro ruolo? Ridurre l’infiammazione, aumentare il senso di sazietà, aumentare la massa fecale velocizzando il transito intestinale e abbassando il colesterolo.

E allora, per aspirare a spegnere la centesima candelina, no a: patatine, patate, carni eccessivamente lavorate o in scatola, bevande zuccherate, burro, latticini grassi, dolciumi, prodotti con farine raffinate, succhi di frutta industriali, a favore di verdura, cereali integrali, legumi, pesce più della carne, sebbene controllata e possibilmente non di allevamento.

Poi non dobbiamo dimenticare gli aspetti economici di una possibile longevità!

The longevity economy è il titolo del bestseller scritto da Joe Coughlin. Dall’AgeLab del Massachusetts institute of technology di Boston. La chiave per farne un’economia è la volontà di ridefinire l’invecchiamento come un’opportunità piuttosto che un problema”, spiega Coughlin a We Wealth. L’obiettivo, aggiungere qualità alla longevità. Per arrivarci è necessaria un’ampia collaborazione tra pubblico e privato, per comprendere e diffondere una nuova concezione di vecchiaia e per ridefinire ciò che chiamiamo “pensionamento”. Adesso che l’aspettativa di vita è in media di 87 anni e presto saranno 100 anni. Questo riguarderà sempre di più le politiche sociali e la lettura di una nuova realtà socio-culturale dei paesi che più sapranno cogliere questa scommessa: “la Longevity economy può nascere solo da una nuova narrativa della vecchiaia”.