E' stata messa a punto a Parma una nuova tecnica chirurgica per il trattamento delle varici agli arti inferiori.

Il trattamento chirurgico classico prevede, nei casi di insufficienza della vena grande safena, lo stripping con crossectomia (che consiste nel taglio all'inguine) per abolire il reflusso che dalla vena femorale va in safena durante la stazione eretta e provoca vene varicose.
Il chirurgo Paolo Casoni, direttore del Centro flebo-linfologico dell'hospital Piccole Figlie ha cercato un'altra strada: rimuovere la vena safena senza intervenire con il taglio all’inguine.

Casoni ha messo a confronto le due tecniche: il classico stripping con crossectomia, e quello senza crossectomia, anche in casi con severa insufficienza della valvola safeno-femorale. Lo studio è iniziato nel 2004 su due gruppi randomizzati e con la collaborazione di un prestigioso centro flebologico di Parigi. Sono stati seguiti due gruppi omogenei di pazienti, definiti come A e B. «Nel gruppo A è stata eseguita la terapia standard ancora oggi utilizzata nel 90% degli ospedali europei, nel gruppo B la nuova tecnica, senza taglio inguinale. Tutti i pazienti sono stati controllati annualmente con visita ed eco color doppler - spiega Casoni - A otto anni dall’intervento abbiamo concluso che la tecnica standard è responsabile di recidive nel 35% circa dei casi, mentre nella “nuova” tecnica senza taglio all'inguine nell'9,6%».
La metodica proposta, applicabile nella stragrande maggioranza dei casi di insufficienza della vena grande safena, consente un ritorno alla vita normale in 24 ore, non necessita di apparecchiature particolari, ma di uno studio eco-color doppler pre-operatorio particolarmente sofisticato.

I dati di questo studio sono stati presentati la prima volta al congresso mondiale di flebologia a Monaco nel 2009 unendo le casistiche dei due centri di Parma e Parigi con oltre 1400 casi.

La chirurgia flebologica, grazie a queste innovazioni, è diventata oggi eseguibile, in mani esperte, senza tagli e con sempre minori costi per il servizio sanitario nazionale. «Non occorre acquistare costose apprecchiature - fa notare Casoni - e non occorre ricovero. E' una tecnica particolarmente gradita nei paesi poveri, dove il risultato al minor prezzo è molto più apprezzato che nei paesi industrializzati».

Lo studio, «con il maggior numero di anni di follow up rispetto a tutti gli altri», fa notare Casoni, è stato pubblicato nel luglio scorso sulla prestigiosa rivista scientifica il «Journal of Vascular Surgery» e a settembre scorso, al congresso mondiale di flebologia tenutosi a Boston, è stato affidato a Paolo Casoni un simposio di tre ore sulla moderna chirurgia delle vene.

Tratto da Gazzetta di Parma